La zagara è uno di quei profumi che si riconoscono prima ancora di vedere da dove arrivano. In primavera, nelle zone agrumicole, può bastare passare vicino a un aranceto con il finestrino aperto per sentirla. È un odore floreale intenso ma pulito, diverso dal profumo del frutto che verrà mesi dopo.

Con il termine zagara si indicano comunemente i fiori degli agrumi: arancio, limone, mandarino e altri Citrus. Sono piccoli, bianchi, apparentemente semplici. Quando però migliaia di fiori si aprono insieme, il paesaggio cambia anche per chi non lavora in agricoltura.

Quando fiorisce la zagara
La fioritura principale degli agrumi cade generalmente in primavera, ma non esiste un giorno uguale ogni anno. Temperature, piogge, esposizione e varietà possono anticipare o ritardare l’apertura dei fiori. Chi vive vicino agli agrumeti lo nota bene: ci sono primavere in cui il profumo arriva quasi all’improvviso e altre in cui la fioritura procede più lentamente.

Il limone merita un discorso a parte perché alcune varietà sono rifiorenti. Il Femminello Siracusano può dare più fioriture durante l’anno, da cui nascono Primofiore, Bianchetto e Verdello. Questo rende il suo calendario più articolato rispetto a quello di molte arance.

Dal fiore all’arancia: non tutti i fiori diventano frutti
Un albero in piena fioritura può sembrare coperto di promesse, ma la pianta farà una selezione naturale. Parte dei fiori cade e soltanto una quota arriva a trasformarsi in frutto. È normale: l’albero regola il carico in base alle proprie risorse e alle condizioni ambientali.

Dopo l’allegagione il piccolo frutto comincia a crescere e passeranno mesi prima della raccolta. Pensare a questo intervallo aiuta a capire perché il prezzo e la disponibilità di una cassetta non dipendono soltanto dalla settimana in cui viene spedita: il raccolto è il risultato di una stagione iniziata molto prima.

Perché la zagara è così legata alla Sicilia
Perché per secoli gli agrumeti hanno fatto parte del paesaggio, dell’economia e anche della memoria olfattiva dell’isola. Il termine stesso, di origine araba, porta con sé la lunga storia mediterranea degli agrumi. Non è raro che chi è cresciuto in una zona di aranceti associ quel profumo alla primavera più di qualsiasi calendario.

La zagara è entrata anche nelle tradizioni nuziali. I piccoli fiori bianchi sono stati usati per corone e decorazioni, simbolo di purezza e buon auspicio. È una tradizione che oggi può sembrare romantica, ma nasceva da qualcosa di molto concreto e disponibile: i fiori che riempivano le campagne.

Neroli: quando il profumo della zagara diventa essenza
Dai fiori dell’arancio amaro si ricava l’essenza chiamata neroli, usata storicamente in profumeria. È un modo interessante per vedere la stessa pianta sotto tre prospettive: il portainnesto robusto per l’agricoltore, l’arancia amara per la marmellata e il fiore per la profumeria.

Sul vecchio blog di Sicilia Agrumi raccontavamo proprio questa curiosità parlando di arance amare. È uno di quei dettagli che fa capire quanto poco venga sprecato nella cultura agrumicola: frutto, scorza, fiore e oli essenziali hanno trovato usi diversi nel tempo.

Come nasce il miele di zagara
Durante la fioritura le api visitano i fiori e raccolgono il nettare. Da questo lavoro nasce il miele di agrumi, chiamato comunemente miele di zagara. Il profilo dipende dalle specie presenti, dalla zona e dall’andamento della stagione: un miele agricolo non è una formula industriale identica ogni anno.

Il miele BIO di zagara proposto da Sicilia Agrumi viene prodotto nel siracusano. Ha un profilo floreale che funziona bene anche in cucina, non soltanto nel tè: provalo con ricotta, formaggi freschi o una fetta di pane tostato.

La prossima volta che vedi un’arancia, pensa al fiore
È facile concentrarsi sul frutto finito e dimenticare che tutto è iniziato mesi prima con un fiore di pochi centimetri. La zagara è forse il momento più effimero dell’anno agrumicolo: dura poco, non si può mettere in una cassetta, ma racconta l’intero ciclo meglio di molte fotografie.


